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Rischio incendio di interfaccia

La Legge quadro in materia di incendi boschivi, n. 353 del 21.11.2000 prevede la creazione da parte dei Comuni del Catasto degli incendi verificatisi nell’ultimo quinquennio, la loro localizzazione e la relativa perimetrazione, avvalendosi dei rilievi effettuati dal Corpo Forestale dello Stato, al fine di una concreta applicazione dei vincoli contemplati dall’art. 10 comma 1 della Legge suddetta.
In attuazione alla convenzione stipulata con la Regione Puglia, infatti, il Corpo Forestale ha provveduto dal 2000-2007 alla rilevazione e registrazione di tutte le aree percorse dal fuoco sul territorio regionale. Detto documento costituisce un importante strumento di conoscenza e di informazione ed è utile anche alla pianificazione di interventi di prevenzione e salvaguardia del territorio boschivo a rischio di incendi nell’ambito del territorio di competenza.
Nel presente piano, l’attenzione è stata focalizzata sugli incendi di interfaccia dove per interfaccia urbano rurale si intendono quelle zone nelle quali l’interconnessione tra strutture antropiche e aree naturali è molto stretta, così da considerarsi a rischio d’incendio di interfaccia. L’incendio, infatti, può avere origine sia in prossimità dell’insediamento, ad es. dovuto all’abbruciamento di residui vegetali o all’accensione di fuochi durante l’attività ricreativa in parchi urbani, sia come incendio propriamente boschivo, per poi interessare le zone di interfaccia.
Nella valutazione del rischio è stata definita la pericolosità nella porzione di territorio ritenuta potenzialmente interessata dai possibili eventi calamitosi ed esterna al perimetro della fascia di interfaccia in senso stretto e la vulnerabilità degli esposti presenti in tale fascia. Tra i diversi esposti particolare attenzione è stata rivolta alle seguenti tipologie:

  • Ospedali, case di riposo
  • Insediamenti abitativi sia agglomerati che sparsi
  • Scuole
  • Insediamenti produttivi ed impianti industriali
  • Luoghi di ritrovo (stadi, giardini, ecc)
  • Infrastrutture ed opere relative alla viabilità ed ai servizi essenziali e strategici.

La metodologia seguita, indicata nel “Manuale operativo per la predisposizione di un piano comunale o intercomunale di protezione civile”, redatto e diffuso dal Dipartimento della Protezione civile nel 2007, si basa sulla valutazione delle diverse caratteristiche predominanti presenti nella fascia perimetrata. Per la definizione del grado di pericolosità vengono esaminati 6 fattori a cui vengono attribuiti diversi valori a seconda dell’incidenza che ognuno di questi ha sulla dinamica dell’incendio.
I fattori presi in considerazione sono i seguenti:

  1. tipo di vegetazione
  2. densità della vegetazione
  3. pendenza del terreno
  4. tipo di contatto con aree boscate o incolti
  5. incendi pregressi
  6. Classificazione del piano AIB

In definitiva, il grado di pericolosità scaturisce dalla somma dei valori numerici attribuiti a ciascuna area individuata all’interno della fascia perimetrale.
Si deve successivamente individuare la vulnerabilità presente lungo ed eventualmente all’interno della fascia di interfaccia. Incrociando il valore di pericolosità con la vulnerabilità di ciascun area in esame si otterrà la valutazione del
rischio.

Per il comune di Capurso si è proceduto alla perimetrazione delle aree a rischio di incendi boschivi di interfaccia secondo i criteri sopra esposti e attraverso l’esame degli stessi scenari già individuati e definiti dal Servizio di Protezione Civile Regionale, anche attraverso la verifica della sussistenza attuale delle caratteristiche di presenza e di tipologia della vegetazione poste alla base dell’elaborazione della “mappa del rischio di incendio di interfaccia”. Inoltre l’ufficio comunale di Protezione
Civile custodirà le segnalazioni dei punti a rischio incendi elaborati dalla Prefettura di Bari ed eventualmente aggiornati.

Tavola 08. Aree a rischio incendio di interfaccia.

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